Una notizia arrivata nei primi giorni di luglio ha riportato al centro dell’attenzione una parola che, nella storia della Chiesa, evoca sempre una ferita profonda: scisma. Il 1° luglio 2026, a Ecône, in Svizzera, sono state infatti celebrate quattro consacrazioni episcopali senza il mandato pontificio e contro la volontà del Papa. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha definito il gesto un “atto di natura scismatica”, riaccendendo una frattura le cui radici affondano nella storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre.
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Proprio mentre questa notizia arrivava, nella redazione delle Edizioni Segno stavamo lavorando al terzo volume della collana I taccuini della mistica, dedicato a santa Caterina de’ Ricci. La coincidenza ci ha colpiti. La mistica domenicana visse infatti nel XVI secolo, durante uno dei periodi più drammatici della storia della Chiesa, quando la Riforma protestante aveva lacerato l’unità della cristianità. Le sue esperienze mistiche furono profondamente segnate dal dolore per le divisioni della Chiesa e dalla preghiera per la sua rinascita. In epoche diverse e in contesti naturalmente incomparabili, la storia tornava dunque a porci davanti alla stessa realtà: la sofferenza per una Chiesa divisa. E proprio nei momenti di crisi, la Provvidenza ha spesso suscitato figure capaci di vivere in modo radicale questo dolore e di offrirsi per l’unità della Chiesa. Tra queste vi è certamente santa Caterina de’ Ricci.
UNA MISTICA NEL TEMPO DELLA DIVISIONE
Santa Caterina de’ Ricci visse infatti negli anni in cui l’Europa cristiana veniva sconvolta dalla Riforma protestante. Interi popoli si separavano dall’unità cattolica, mentre la Chiesa, ferita e indebolita, cercava di reagire attraverso l’opera di riforma del Concilio di Trento. In quel tempo di crisi, Caterina visse con particolare intensità il dolore per la Chiesa. La sua esperienza mistica fu profondamente legata alla Passione di Cristo, ma anche alle sofferenze del suo Corpo mistico. Le divisioni della cristianità non erano per lei una questione astratta: erano ferite reali, che contemplava e portava nella preghiera.
In una delle sue visioni, trasportata in spirito in Germania, vide quel Paese sconvolto dall’eresia di Lutero come una vasta distesa infestata da serpenti, basilischi e draghi, che la laceravano e la dividevano in parti separate, strappandola dal suo principio vitale, come membra divise dal capo. La divisione le appariva dunque come una lacerazione del corpo. Non soltanto una disputa tra idee, ma una ferita all’unità. In un’altra occasione, attraversando in spirito le regioni d’Europa dove l’eresia si era diffusa, Caterina giunse alle città italiane e ne rimase profondamente sconvolta. La Chiesa stessa le appariva coperta di piaghe dolorose. Tra le lacrime pregava: “Ti affido, Sposo mio, tutta la tua Chiesa! Quanti traditori ci sono al suo interno! Oh… bisogna tacere. Rinnova, Signore, rinnova la tua Chiesa: vedi come ha smarrito la sua forma!”. Anche Roma, cuore della cristianità e sede del Successore di Pietro, le appariva segnata dal peccato. Durante le sue estasi, pregando per il mondo, esclamava: “Povera Roma, quanti peccati si commettono in te! Che vita si conduce! Abbi pietà, Signore, vieni in suo aiuto! Soccorri anche l’Italia, soccorri tutta la cristianità! Che accecamento, che ignoranza!”. Le visioni di Caterina nascono dunque in un tempo diverso da quello nel quale viviamo, ma il loro messaggio conserva una forza sorprendente. Anche oggi, come in ogni epoca, la Chiesa può attraversare momenti di crisi, di confusione e di divisione. Ma santa Caterina sembra indicare una strada precisa per affrontare le sue ferite: non l’indifferenza, perché ella soffre profondamente; non il silenzio davanti al male, perché vede e denuncia; ma la preghiera e l’offerta.
Potete leggere l’articolo completo su Il Segno del soprannaturale n. 458 (settembre 2026)
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