MA IL FIGLIO DELL’UOMO, QUANDO VERRÀ, TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA?

Questo libro vuole essere un dono nel quale ognuno di noi possa trovare risposte agli eterni interrogativi che nascono nei nostri cuori. Giacomo Celentano fotografando il mondo in questo squarcio di millennio dal punto di vista della fede, si interroga sul significato del tempo che stiamo vivendo e sul futuro che ci aspetta: ma se Gesù tornasse realmente oggi, troverebbe la fede nel cuore degli uomini? Ecco, la risposta è in questo libro. Alla luce dei messaggi della Vergine a Medjugorje, e in altre parti del mondo, e mediante un’analisi del libro dell’Apocalisse, l’autore riflette sulla fine dei tempi, sull’apostasia e molti altri temi scottanti coma la venuta dell’Anticristo senza mai perdere di vista che dopo tutta la tribolazione avverrà il trionfo di Maria. Trionfo che passa attraverso la misericordia di Dio che egli stesso ha potuto sperimentare nella sua vita quando gli è stato fatto il dono della conversione. Una bella testimonianza di fede con cui inizia il suo libro e di cui vi proponiamo alcuni stralci qua sotto.    

LA CONVERSIONE DI GIACOMO
Quand’ero ragazzo, avevo potuto avere sedici o diciott’anni, ero il classico “figlio di papà” con una grande passione: la musica; ero sempre attorniato da amici e dalla fidanzata di turno. Il mio “credo”, la mia vita spirituale era molto superficiale, e ignoravo che Dio, più avanti negli anni, avrebbe voluto trasformarmi in un “figlio di Dio”. Poi, all’età di vent’anni, partii per il servizio militare e, mi ricordo come se fosse ora, che a quell’epoca avevo totalmente escluso Dio, i Sacramenti, la Santa Messa e la preghiera dalla mia vita. Passai quell’anno di Leva ateo. Solo un giorno, mi ricordo, che un giovane mio commilitone mi fece questa domanda: “Giacomo, ma non ti sei mai chiesto cosa Dio vuole nella tua vita?”. La domanda rimase senza risposta, però mi aveva colpito. Finito il servizio militare, dopo un po’ di tempo, all’età di ventitré anni, mi buttai a capofitto nella mia professione, il cantautore […] Cominciai ben presto a fare la promozione dell’album, per cui ero spesso in televisione, alla radio, sulle riviste; però anche in quel periodo, di Dio, nella mia vita, non c’era traccia. Però, nel settembre del 1990, […] accadde nella mia vita l’impensabile. Una sera, prima di addormentarmi, di colpo, senza una spiegazione immediata, mi si dimezzò la mia capacità toracica, detto in parole povere, cominciai a respirare come un vecchio di novant’anni. Forse per voi risulta poca cosa, ma vi assicuro che con questa nuova patologia la mia vita si rivoluzionò; nel giro di pochi mesi persi gli amici e la mia fidanzata di allora, anche gli stessi rapporti con la mia famiglia d’origine si incrinarono, tanto che io rimasi da solo con la mia malattia. La mia sofferenza era grande. Mi ricorderò sempre questa scena: io da solo, in ginocchio su di un campo di grano, a mezzogiorno circa, che urlavo al Cielo queste parole, mentre piangevo: “Perché io?”. Non potei più cantare, non potevo più fare qualsiasi sport e la mia stessa comunicazione verbale, ossia il parlare, mi risultava difficile. Ero diventato un vegetale che stava dalla mattina alla sera davanti alla televisione. Solo dopo alcuni anni capii che Dio aveva permesso questa malattia perché io mi rivolgessi a Lui, chiedendogli aiuto. Infatti, all’epoca dell’inizio della malattia, io avevo ventitré anni, io ero tenuto al guinzaglio dal demonio attraverso tutti quei peccati, prevalentemente di lussuria, che quotidianamente facevo. Ero come accecato, la mia volontà era quasi nulla, il mio stesso libero arbitrio era pressoché assente; ero un peccatore che serviva “il principe di questo mondo”: satana. Ma Gesù, il Buon Pastore che va in cerca della sua pecorella smarrita, non mi lasciò troppi anni in quella condizione quasi disperata, e cosa fece, tutto questo lo capii anni dopo, prima creò attorno a me terra bruciata, completamente solo, io lo invocavo giorno e notte; ed in questo mio grido d’aiuto ebbi la prima grazia dal Signore: ebbi il risveglio della coscienza. Cominciai a chiedermi: “Ma Giacomo, ti rendi conto che tu vivi nel peccato?”. Allora iniziò la lunga salita, non senza scivoloni, per arrivare a stare in maniera pressoché stabile in grazia di Dio. Ci impiegai sette anni a liberarmi dal peccato mortale; raggiunta una certa stabilità in grazia di Dio, arrivò nella mia vita la seconda grazia decisiva di Gesù: conobbi nei pressi di casa mia, una dolcissima ragazza, tutta carità e fede, che portò nella mia vita un volto di Gesù totalmente Misericordioso e cacciò dalla mia mente un Dio che giudica con severità, pronto a condannare i peccatori. Io e questa ragazza, da quel primo incontro, ci incrociavamo dappertutto; era proprio come se Dio volesse dirmi: “Giacomo, questa ragazza è il mio dono per te”. […] Tanto che io posso dire di avere incontrato Gesù, da adulto, a trent’anni, e di avere visto il Suo sguardo negli occhi di quella che da lì a quattro anni e mezzo diventò mia moglie. […] E per ultimo, ma non ultimo, Gesù mi ha donato la Sua terza grazia, che è quella di riavere la voce per cantare; non solo la userò per allietare le persone, magari più sfortunate di me, ma un giorno, a Dio piacendo, userò questo mio talento nel Regno dei Cieli, per donare la mia musica nel Cuore della Santissima Trinità.  

Per leggere la testimonianza integrale non perdetevi il libro: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

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