IL SEGNO DEL SOPRANNATURALE DI GIUGNO 2026

Luisa Piccarreta nacque il 23 aprile 1865 a Corato, in Puglia, da una famiglia semplice e devota. Fin da bambina mostrò un temperamento timoroso, segnato da visioni notturne e un’intensa ricerca di Dio, che la portò presto a lunghe adorazioni eucaristiche e a una devozione mariana profonda. A tredici anni, una visione di Gesù con la croce la chiamò a offrirsi come “anima vittima” per i peccati dell’umanità, inaugurando un’esistenza di sofferenze fisiche e spirituali estreme.

A sedici anni, dopo un attacco del maligno e una visione di Gesù sofferente, accettò pienamente lo stato di vittima perpetua, immobilizzandosi progressivamente a letto per oltre sessant’anni, senza mai alzarsi dal 1888 fino alla morte nel 1947. 

Il suo corpo si irrigidiva in stati di incoscienza, risvegliandosi solo con la benedizione sacerdotale, mentre viveva di cibo minimo, rimettendolo per obbedienza. Gesù le spiegò che questa immobilità era il suo “letto di dolore” per espiare i peccati, ponendola “in mezzo” tra la sua Giustizia e le iniquità umane: “Ti metterò in mezzo... invece di colpire loro resterai tu colpita”.

 

Sofferenze per attenuare i Castighi

La missione di Luisa fu esplicitamente di mitigare i castighi divini attraverso l’offerta totale della vita. Gesù le mostrò visioni profetiche di guerre, terremoti, epidemie, rivoluzioni e persecuzioni alla Chiesa – come conflitti in Italia, Cina, sommosse contro il Papa – collegandoli ai peccati, alla superbia e ai sacrilegi di laici ma anche di sacerdoti. In colloqui intimi, la sollecitava: “Offriti a soffrire continuamente... per risparmiare gli uomini”, versandole amarezze che placavano la Giustizia, abbreviando flagelli o risparmiando città come Corato

 

Vita quotidiana di un’anima vitta

Per 64 anni, seduta sul lettino senza piaghe da decubito, partecipava alla messa quotidiana, lavorava al tombolo insegnando a giovani, scriveva di notte i 36 volumi del “Libro di Cielo” su ordine dei confessori, obbedendo umilmente nonostante umiliazioni e sospetti. 

Nutrendosi solo per obbedienza, univa sofferenze a quelle di Cristo, fungendo da “puntello” per la Chiesa vacillante. Il dono del Divin Volere (1900) fuse la sua volontà a quella divina, amplificando il valore vicario delle sue pene per placare la Giustizia e preparare il “Regno della Divina Volontà”.

 

Morte ed eredità

Morì il 4 marzo 1947 a 81 anni per bronchite, dopo una vita di oblazione eroica. Il corpo rimase seduto, incorruttibile per giorni, sepolto in una bara di vetro tra folle devote. 

La sua causa di beatificazione, sospesa nel 2019 e ripresa nel 2024, attende l’edizione critica degli scritti; la Chiesa ne riconosce l’obbedienza, pur con prudenza. Luisa resta modello di vittima che, con sofferenze offerte, attenuò castighi, aprendo vie di misericordia per l’umanità

 

Il LIBRO DI CIELO

Leggendo i 36 volumi del Libro di Cielo, che raccolgono gli intensi colloqui che Luisa ebbe con Gesù, e ci si concentra sui passi che in particolar modo parlano della sua esperienza di anima vittima si può osservare come ella non offrì soltanto saltuari momenti di sofferenza, ma tutta la sua vita. La sua oblazione fu continua, quotidiana, senza interruzioni, e sempre vissuta con docilità ai confessori, anche quando ciò comportava umiliazioni, incomprensioni e prove dolorosissime. Gesù stesso, in molti brani, le spiega che il suo patire doveva servire a “mettersi in mezzo” tra la divina giustizia e le iniquità delle creature, così che i colpi preparati per i popoli ricadessero su di lei in forma vicaria.

Questa missione appare con particolare chiarezza in quei messaggi dove si possono trovare riferimenti a castighi futuri. 

In uno dei brani più espliciti, Gesù le parla di “pesanti flagelli” e di “una fierissima guerra” nella quale sarebbe stata fatta “strage della carne umana”, chiedendole di offrirsi non più solo saltuariamente ma in modo continuo, per risparmiare gli uomini. Alla supplica di Luisa, pronta persino al sacrificio della vita pur di vedere le creature risparmiate, il Signore risponde, appunto, che la metterà “in mezzo” tra la sua giustizia e le iniquità del mondo, cosicché, invece di colpire i popoli, i colpi si sarebbero abbattuti su di lei.

La visione della guerra ritorna più volte con immagini drammatiche. In un passo del 10 marzo 1899, Luisa racconta di avere visto “le strade piene di carni umane” e il sangue che inondava il terreno, con città assediate da nemici che non risparmiavano neppure i bambini, né le chiese né i sacerdoti. In un altro passo, del 19 febbraio 1900, il Signore le mostra movimenti che sembrano “guerra oppure rivoluzione” e annuncia che molti finiranno “chi nella guerra, chi nelle carceri e chi ai terremoti”, legando questi eventi alla superbia del secolo.

Luisa, davanti a queste visioni, non assume mai il ruolo di spettatrice passiva. Al contrario, si oppone continuamente ai castighi, piange la sorte delle creature, implora misericordia e chiede che i flagelli ricadano su di lei piuttosto che sui popoli. Quando vede membra umane mutilate e scene di carneficina, arriva a dire che sarebbe stato meglio vedere soffrire una sola vittima piuttosto che tanti poveri popoli, mostrando così il cuore profondamente riparatore della sua missione.

Tra le profezie più significative vi sono quelle che parlano di guerre contro la Chiesa. In un brano del 27 luglio 1900, Luisa vede “lo strazio crudele” della guerra in Cina, con chiese abbattute e immagini sacre profanate, e riceve anche l’annuncio che i “finti religiosi”, unendosi ai nemici dichiarati della Chiesa, le avrebbero dato un assalto terribile. In altri passaggi si parla di macchinazioni rivoluzionarie contro la Chiesa, di complotti contro il Papa, di sacerdoti perseguitati e di un grande sconvolgimento religioso e sociale, nel quale la stessa Chiesa appare come una colonna vacillante, sostenuta da ministri spesso deboli o infangati.

Anche l’Italia compare più volte in queste rivelazioni. Il testo riferisce che Gesù mostrò a Luisa guerre sanguinose che avrebbero colpito il Paese, e in un passo del 2 ottobre 1900 afferma che tenere Luisa nello stato di vittima e, nello stesso tempo, dare inizio a guerre sanguinose in Italia gli riusciva quasi impossibile, proprio perché la sua offerta “spezzava le braccia” alla giustizia. In altri brani si leggono immagini di invasioni straniere, sommosse, re in pericolo, popoli in fuga e città travolte dal sangue, mentre Luisa continua a chiedere che almeno Corato e le persone a lei affidate siano preservate. Queste pagine non presentano le profezie come curiosità apocalittiche, ma come parte integrante della vocazione di Luisa. Il loro significato è mostrare perché la sua vita dovette trasformarsi in una continua riparazione. Le guerre, le rivoluzioni, i terremoti, le epidemie e le persecuzioni vengono descritti come espressioni di una purificazione dolorosa resa necessaria dal peccato degli uomini; ma proprio qui si colloca la sua missione: soffrire con Cristo per contenere la severità dei tempi e aprire spazi alla misericordia.

Accanto alla dimensione vittimale, il libro collega tutta questa esperienza al grande tema della Divina Volontà. Luisa non soffre semplicemente per espiare, ma per preparare il Regno del Fiat divino sulla terra, cioè un tempo in cui la volontà di Dio torni a regnare nelle anime come in cielo. Le sue pene, i suoi scritti e la sua obbedienza concorrono così a una duplice missione: da una parte trattenere o alleggerire i castighi meritati dall’umanità; dall’altra preparare una stagione nuova di grazia, rinnovamento e pace.

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